1

Prendendo spunto dalle parole del Prof. Guido Pesci, tra i fondatori dell’Isfar, l’istituto superiore formazione, aggiornamento e ricerca, si può affermare che “la Pedagogia si riferisce a tutta la realtà educativa e a quei processi che intervengono nella formazione dell’uomo. E’ una scienza che ha come compito quello di usare l’esperienza concreta, di basarsi sulla realtà a cui l’individuo appartiene”.

Come ogni scienza anche la Pedagogia ha i suoi vari campi e le sue discipline: una fra queste è la PEDAGOGIA CLINICA.

La Pedagogia Clinica si rivolge a coloro che hanno bisogno di aiuto con un’azione pedagogica che si adatta al singolo individuo nel pieno rispetto della sua persona e della sua libertà (il Pedagogista non indaga, ma lascia liberi i soggetti di esprimersi secondo le proprie scelte) ed è in grado di promuovere e di contribuire al pieno sviluppo delle capacità e delle possibilità di ognuno.

La Pedagogia Clinica non punta l’attenzione sulle manifestazioni tipiche della malattia, ma intende fare educazione e prevenzione, sia a livello individuale che di gruppo, su soggetti di ogni età.

Chi è il Pedagogista Clinico?

E’ un professionista la cui formazione specifica lo pone al servizio del soggetto e del sociale, cioè di ogni singolo individuo, ma anche di gruppi inseriti nella Società che necessitano di un aiuto particolare.

Cosa significa Clinico?

Questa definizione si riferisce al tipo di rapporto che lo specialista instaura con il soggetto, rapporto diretto e di interessamento all’altro, dove ogni messaggio lanciato dalla persona (verbale, di atteggiamento, di vicinanza, ecc.) viene recepito e considerato importante ai fini della comprensione globale.

“CLINICO” è il punto focale della professionalità e indica l’abilità dello specialista ad orientare le conoscenze e le esperienze del soggetto nelle varie occasioni, in un clima “empatico”, cioè nella condivisione delle problematiche dell’individuo.

Il criterio seguito è quello dell’accoglienza, dell’accettazione totale e della comprensione, dove ogni messaggio è unico e si inserisce in un mosaico che costruisce la conoscenza del soggetto.

Si può dire che il Pedagogista Clinico impara dalla persona che ha davanti, dalle sue manifestazioni e dai suoi comportamenti.

Per conoscere l’altro, il pedagogista apprende da lui i suoi stati di necessità, è la persona che li comunica, ma il Pedagogista deve conoscere il vocabolario che lei usa, porsi sulla sua stessa lunghezza d’onda.

Imparare da lui significa saper leggere ed analizzare il soggetto inteso come un tutto che racconta di sé.

E’ necessario perciò esplorare ed interpretare ogni comportamento, ogni messaggio, saper leggere le abilità e disponibilità del soggetto, saper comprendere le sue emozioni, il suo modo di farsi avanti o di difendersi: ecco perché il Pedagogista Clinico prende nota di tutto, anche di segni impercettibili, anche del modo in cui si sta vicini o lontani dall’altro.